Pero

La sistematica del pero piuttosto complessa, interessa diverse specie d'origine europea o asiatica.  La specie più diffusa in Europa è il pyrus communis, da cui derivano (Secondo alcuni autori )due varietà: P. c. pyraster e P.c. achras, il primo cresce spontaneamente nell'Italia insulare e spesso viene utilizzato come portainnesto.

In Bretagna cresce  P. cordata i cui frutti vengono utilizzati per la produzione di sidro.

In Armenia e nel Caucaso e diffuso il P. elaegrifolia, mentre in Austria, Svizzera e Francia è diffuso il P. nevalis.

Di origine cinese è il P. piryfolia, P.ussuriensis, P. betulaefolia, ecc, i cinesi furono i primi ad occuparsene circa 6000 anni fa.

In epoca romana sono numerose le testimonianze letterarie e figurative  sull'agricoltura e in particolare sulla coltivazione delle piante da frutto. Tra i più noti scrittori latini che si occupano di cose agricole si possono citare: Plinio il giovane; Catone; Varrone; Columella. Essi ci mostrano  come la coltivazione delle  piante da frutto fosse un'attività diffusa, come la conoscenza delle tecniche  frutticole, come l'innesto e la potatura.

Anche l'arte  figurativa romana  spesso rappresenta  piante e frutti, come nei siti di Pompei ed Ercolano, con notevole aderenze al vero, tanto che in alcuni casi si possono tentare attribuzioni di nomi varietali.

Diverse erano le varietà coltivati i cui nomi, in genere derivano da chi le ha introdotte o dalla zona di provenienza, allora si hanno: Le pompeiane, le severiane, le tiberiane,  oppure le piacentine,  le alessandrine e le crustumine.

Le crostumine venivano coltivate nell'area di Crustumerium, città latina  che si affacciava sul Tevere tra Eretum e Fidenae nella zona della Marcigliana (via Salaria km 17).

La città (IX al VI a.C.) occupava una vasta altura con fianchi scoscesi, che degradano fino alla pianura delimitata dalle anse del fiume Tevere, in questa area venivano coltivate "fragili pere e un particolare tipo di oliva".

Con Carlo Magno si hanno i riferimenti espliciti alle colture dei fruttiferi. Nei "capitolarii" e in "De villis et cortibus imperialibus"compaiono raccomandazioni e precetti per l'agricoltura e per la coltivazione dei fruttiferi. Passato il periodo di Carlo Magno, durante il periodo barbarico ad occuparsi della coltivazione, e della conservazione delle varietà frutticole furono i  monaci. 

Nel 1583 lo scienziato napoletano Gian Battista della Porta pubblica "Suae Villae Pomarium", uno dei primi trattati di pomologia moderna. Egli descrive  alcune varietà ancora oggi diffuse, la Bergamotta, la Buona Cristiana da Inverno, la Cocozzaro, le Ghiacciale, le Paccone  ecc.

Ma a partire dal settecento che si sviluppa la sistematica classificazione delle specie e delle varietà, per opera dei pomologi francesi: Charles Estienne, Leroi A. e Oliver De Serres; Belgi: Nicolas D'Hardenpont e Josepf Esperen; e il tedesco Lauche W. (Deutsche Pomologie)

In Italia Giorgio Gallesio pubblica a fascicoli tra il 1817 e il 1839 l'opera Pomona Italiana, che descrive frutti ed alberi all'epoca coltivati.

Nel 1901 Girolamo Molon pubblica Pomologia, un'opera notevole che fa il punto sulle varietà coltivate in quel periodo.

Nel 1987 Morettini A.; Baldini E.; Scaramuzzi F.; Mittempercher L; pubblicano Monografia delle principali coltivar di pero. Consiglio nazionale delle Ricerche, Firenze.

L'origine dalla coltura del pero in Val Giovenco e assai incerta, il periodo di maggior diffusione è fra gli anni 50-60 con notevoli produzioni di pere Spinacarpi. Sul finire del mese di ottobre  enormi cataste di pere riempivano le  case. Queste pere erano molto richieste e si vendevano sul mercato nazionale. Mia  nonna  produceva circa 70 q. di Spinacarpi.

Facendo un attenta ricognizione sul territorio, ho trovato alberi secolari, nonostante la "brutta" abitudine dei contadini di tagliare gli alberi vecchi.

Nelle schede proposte, la descrizione della forma dei frutti è stata fatta secondo lo schema proposto da Chassett       

Bibliografia

  • 1. E. Baldini; F. Scaramuzzi; il pero " frutticoltura anni 80 - Ireda.
  • 2. L. Radicati di Brozolo; V. Casavecchia; Antiche coltivar di pero in Piemonte, Regione Piemonte.
  • 3. P. Odorizzi; volume 2° le pere "profumi e sapori perduti il fascino della frutta antica"