Melo

Recenti ricerche storiche sull'origine del melo dimostrano che i suoi antenati erano già presenti settanta milioni di anni or sono nelle valli dell'Asia minore. I primi frutti erano minuscoli, ma a maturazione diventavano dolci e profumati, e ricchi di colore. Attiravano gli animali e gli uomini per essere raccolti e mangiati, in modo che i semi che contenevano fossero trasportati altrove a diffondere la vita della specie. I primi tentativi  per ottenerli, coltivando gli alberi che li producevano iniziarono circa 10.000 anni fa quando, dopo un lungo vagare da nomade, l'uomo imparò le prime elementari tecniche agricole e formò i primi insediamenti stabili. A lungo gli sforzi per  coltivare gli alberi non giunsero, però a buon fine. Alberi delicati bisognosi di cure frequenti e protezione, che dopo molti anni di vita avrebbero portato a maturazione i frutti; questi poi erano molto diversi dai frutti migliori, selezionati per avere semi: mele dolci tornavano asprigne immangiabili, mandorle deliziose tornavano amare.

Per trarre pieno profitto dalla coltivazione degli alberi da frutto l'uomo dovrà comprendere che vanno moltiplicati per porzione di ramo e non per seme (per via clonale e non sessuale).

I frutteti della Mesopotamia, poi della Palestina e quindi del Mediterraneo esprimono non solo utilità ma anche bellezza. Il giardino frutteto chiuso e irrigato consente il controllo dell'albero e della sua produzione, la natura diventa amica e complice ed offre i suoi frutti migliori. Il frutteto della Palestina è un giardino chiuso. Come nei remoti miti sumeri rappresenta il sesso femminile: " sorella mia sposa, giardino chiuso, fontana sigillata" recita il canto dei cantici. Il giardino fruttifero, pieno di tutte le cose buone che la terra produce diventa paràdeisos. L'albero "della conoscenza del bene e del male" doveva produrre un frutto "buono da mangiare", "gradito agli occhi" e "desiderabile per acquistare saggezza" - Bibbia. Fu consuetudine individuare in un melo l'albero del canto dei cantici alla cui "ombra mi siedo e dolce è il suo frutto al palato" e che porta "frutti d'oro" che profumano il respiro. Sarà nel primo millennio a.C. che, dalle regioni del levante, le specie da frutto, le tecniche di coltivazione si diffonderanno, insieme ai commerci fenici, alla cultura greca, alla potenza romana, nella grande regione mediterranea. Insieme agli alberi da frutta dall'oriente arrivò anche la tecnica dell'innesto che accompagnerà la diffusione dell'albero da frutta nella campagna romana, travalicando i confini agricoli per entrare nel mondo della poesia: nelle Georgiche di Virgilio da un innesto "in un tempo non lungo, grande n'è uscito un albero al cielo con i suoi rami felici e si rimira le fronde nuove e i frutti non suoi"

Anche nell'antica Roma le mele erano conosciute e apprezzate. Catone, Varrone e Plinio descrissero diverse varietà di mele, i luoghi e  le cure riservate agli alberi da frutta. Plinio il Vecchio, nel primo secolo d.C. descrisse trentasei tipi di mele.

Nello stesso periodo il poeta latino Silio Italico narra di Alba Fucens.. "in mezzo a campagne paludose c'è Alba, e compensa con i frutti la mancanza di grano."

In seguito, le invasioni barbariche causarono un profondo decadimento dell'agricoltura che si protrasse oltre un millennio. L'uomo tornò a cibarsi di frutti selvatici e preferì dedicarsi alla coltivazione di cereali e per secoli furono prevalentemente gli ordini monastici, che si dedicarono a coltivare e migliorare le varietà coltivate durante l'Impero Romano. Soltanto nel XV secolo, con il rinascimento si assiste ad un forte impulso verso la frutticoltura, soprattutto in Toscana dove similmente a quanto accade in Francia (Caterina de Medici regina di Francia dal 1547 al 1559), sorgono presso la corte Medicea e presso le ville ducali frutteti con varietà di pregio e condotti con tecniche innovative.

Nel XV sec. iniziarono a diffondersi a mezzo stampa  i primi trattati di agricoltura.

Nel XVI sec. la mela emigrò anche in America dove  venne coltivata e apprezzata, soprattutto nello stato di New York.

Circa un secolo dopo, a Firenze, Bartolomeo de Bimbi, detto Bimbi (nato a Settignano nel 1648), su commissione di Cosimo III de Medici, dipinse i suoi quadri rappresentando esemplari a dimensione naturale di frutti accuratamente identificati con i nomi dell'epoca e descritti.

Nei suoi dipinti raffigurò agrumi, albicocche, pesche, ciliegie, fichi, mele, pere, susine ed uve diffuse in toscana in quel periodo.

Dipinse una sessantina di varietà di mele, alcune delle quali perse ed altre giunte fino a noi (come la mela  Panaia e la Ghiacciata).

La frutta e, in particolare, le mele apparvero nei dipinti e nei mosaici di Pompei ed Ercolano e trionfarono nelle pitture italiane e fiamminghe nei quadri di Carlo Crivelli, Giuseppe Arcimboldo, Michelangelo Meresi detto il Caravaggio, Giovanna Garzoni, Paul Cèzanne, P. Valloz ecc.

Nel XVII sec. in Olanda e in Francia furono pubblicati diversi trattati di pomologia.

In Italia nel 1817 il pomologo Gallesio pubblicò "Pomona Italiana", dove descrisse accuratamente diverse varietà di frutta.

Nel XVIII sec. si assistette ad un rinnovato interesse scientifico per la pomologia. In quasi tutti i paesi europei, in Piemonte presso gli Orti della Crocetta in seguito divenuti orti del Valentino e dipendenti dell'Accademia di Agricoltura di Torino, si sperimentarono nuove specie, si conservarono e si diffusero le migliori varietà fruttifere del momento.

Nella seconda metà dell'ottocento il modellatore Garnier Valletti (nato a Gioveno TO nel 1808) riprodusse nella forma, nel peso e nei colori naturali più di 1200 varietà di frutti e 600 varietà di uve. La collezione, dal febbraio 2007 e ospitata presso il palazzo degli istituti anatomici, nuova sede del museo della frutta di Torino.

Nel 1901 G. Molon pubblicò "Pomologia", che può essere considerato un testo fondamentale per la conoscenza di tutte le varietà frutticole coltivate in quel periodo.

Un notevole contributo di conoscenza e di applicazioni delle tecniche più evolute fu dato dalle cattedre ambulanti di agricoltura.

L'idea di trasferire lezioni ed aggiornamenti dal chiuso delle cattedre di città ai poderi rurali, direttamente agli agricoltori, sul posto di lavoro, privilegiando la pratica rispetto alla teoria, nacque nel 1842.

La prima cattedra ambulante di agricoltura nacque a Rovigo nel 1880 e negli anni successivi  si moltiplicarono in tutte le aree a vocazione agricola.

L'azione divulgativa e di assistenza tecnico-pratica delle cattedre continuò fino al 1940.

Alle cattedre si affiancarono  i consorzi agrari, il cui scopo principale era quello di promuovere e finanziare le molteplici attività.

La coltivazione sistematica, delle varietà più apprezzate ebbe inizio attorno al 1910 negli Stati Uniti e in Inghilterra e, solo dopo una decina di anni si diffuse in tutta Europa. Agli inizi del secolo scorso, la coltivazione degli alberi da frutta, era ben sviluppata nel meridione; a dominare il paesaggio c'erano olivi, mandorli e agrumi. Al nord Italia, invece, gli alberi da frutta erano presenti, nei pomari, nei giardini rinascimentali, nei broli, nei cortili delle ville patrizie e, nei filari delle piantate.

Nel 1923 si tenne a Ferrara il 1° congresso di frutticoltura,  dove si parlò di frutticoltura industriale. Avvenne una vera e propria "rivoluzione agronomica", si passò dal seminativo arborato al seminativo semplice, cioè monocoltura. L'albero da frutto, sarà protagonista del paesaggio mediterraneo anche quando, con la rivoluzione agraria e sociale del  XIX sec., da gli ambiti circoscritti di un giardino o di un orto, passerà a quelli ampi di colline, pianure e si "arrampicherà" anche lungo i fianchi delle montagne.

Il melo, il più importante tra " gli alberi con i frutti dal succo più dolce dei cereali che hanno reso più mite la sorte degli uomini" - Plinio. La mela si è diffusa sempre di più nell'uso popolare, non solo come frutto, ma anche come toccasana per la salute e la bellezza. In cucina è diventata ingrediente gustoso e delicato, oltre che per i dolci, anche per  primi e secondi piatti.

  • 1. E. Baldini; F. Scaramuzzi; il melo frutticoltura anni 80 - Ireda.
  • 2. P. Odorizzi e S. ABRAM; volume 1° le mele - profumi e sapori perduti il fascino della frutta antica.
  • 3. M. Maffeo; Pum e pumme, meli e mele nel biellese - biebi editrice.
  • 4. Dipartimento di Colture arboree - Università di Torino; Germoplasma ortofrutticolo del Piemonte - melo.
  • 5. G. Barbera; Tuttifrutti - Oscar Mondadori