La mela della Valle del Giovenco

Frutteto

Nella Valle del Giovenco la coltivazione delle piante da frutta vanta tradizioni secolari. L'area maggiormente vocata e quella del comune di Ortona dei Marsi, situato nella media Valle del Giovenco a 1050 slm. Per secoli i contadini hanno praticato la " cosiddetta policoltura verticale", che associa colture erbacee (legumi - cereali o erbai) a quelle arboree. Gli agricoltori coltivavano "sotto e sopra" per avere raccolti maggiori e differenziati, utilizzando le piante arboree anche per il foraggio " la fronn", l'ombra, il legno e, anche per la frutta.

 I contadini piantavano gli alberi da frutta nei terreni più idonei in loro possesso, di conseguenza alcune aree della valle si presentavano come un'unica piantagione estensiva. Le piantine selvatiche di melo e pero venivano "cavate" in montagna, soprattutto sulle pendici del monte Faito e messe a dimora in buche da 1x1x1 m. Mentre gli alberi di mandorlo si piantavano  con "la Coccia" nei terreni più poveri e sassosi. Dopo tre o quattro anni, le piantine più vigorose s'innestavano a spacco, su ogni alberello selvatico s'inserivano due marze. L'innesto veniva protetto con argilla e muschio e legato con corteccia d'Olmo. La forma di allevamento e le cure riservate alle piante erano piuttosto approssimative, quasi naturali. La frutta dopo la raccolta veniva "accatastata" nelle case, e  poi venduta localmente oppure ai mercati generali di Roma.

Dalle mele di scarto alcuni contadini ricavavano il  vin dei pomi (Sidro).

Le varietà più coltivate, richieste e rinomate erano la mela Cerina, la Limoncella, la  Renetta, la Rosa; ma anche le  pere Spinacarpi, Spadona, Paccona e Curato. Negli anni 50-60 sono state introdotte nella Valle del Giovenco, nuove cultivar di melo come la Golden Delicious e la  Red Delcious, che si sono affermate per l'aspetto e il sapore dolce dei frutti. Mentre è drasticamente diminuita la coltivazione degli ecotipi locali di melo e pero. La regina della valle, la Spinacarpi, una pera ottima, già conosciuta nell'antica Roma, in pochi decenni è quasi scomparsa, introvabile. L'emigrazione verso gli USA (iniziata nel 1905) e verso le aree industrializzate, culminata negli anni 60-70 ha lasciato la campagna in uno stato di abbandono. L'eccessivo frazionamento dei terreni non ha permesso lo sviluppo di un'agricoltura ecosostenibile.

Un "appezzamento" di terra di 6 o 12 coppe era considerato grande. Nel comune di Ortona dei Marsi l'unità di misura di base è la coppa (in altri ambiti territoriali si chiama staia) e corrisponde a 448 mq, e  può essere frazionata in  tre quarti di coppa, mezza coppa fino ad un quarto di coppa ( circa 112 mq). Quindi 6 e12 coppe corrispondono rispettivamente a 2688 e 5376 mq. che erano sufficienti  nell'antica Roma, per il sostentamento di una famiglia. La base delle antiche misure romane era lo Jugerum, cioè la quantità di terreno che poteva essere arato in un giorno da una coppia di buoi aggiogati (circa mq 2500); due Jugeri costituiscono un heredium (5046 mq), cioè la quantità di terreno, assegnato da Romolo, a ciascuna famiglia in proprietà ereditiera.

Nella nostra valle, la coppa è stata utilizzata anche come unità di base per la misura dei solidi, un coppa di grano pesa circa 11 Kg; per fare un quintale servono nove coppe.

Negli anni 70 a coltivare le mele sono rimasti solo gli anziani e gli appassionati. Mentre sul finire degli anni ottanta c'è stato un piccolo ma significativo impulso per la melicoltura della valle. Sono stati realizzati nuovi impianti, utilizzando porta innesti clonali di media e forte vigoria, come M106, MM 111 e M25, con sesti di impianto 4,5-5 m tra le file e 2-3 m sulla fila, in funzione del portinnesto utilizzato e del vigore delle cultivar scelte. Gli alberi vengono generalmente allevati a palmetta, fusetto e pal- slender. La gestione degli impianti prevede (il cover crop) l'innerbimento durante il periodo autunno invernale e la fresatura de terreno durante la stagione siccitosa. La difesa fitosanitaria è condotta secondo principi di basso impatto ambientale. Alcuni di questi frutteti vengono coltivati con il metodo della "coltivazione biologica", cioè con un metodo di coltivazione e allevameno, che ammette solo l'impiego di sostanze naturali, escludendo l'utilizzo di sostanze di sintesi chimica. Accanto a questi moderni frutteti, vengono realizzati anche nuovi "frutteti famigliari" utilizzando come porta innesto il franco, con sesti di impianto 5x5 m . Questi alberi vengono generalmente allevati a vaso "vuoto" con impalcatura abbastanza alta (1.50 m) che ha due scopi, agevolare la lavorazione del terreno sottostante la chioma e tenere lontani gli ungulati "dal'frun" fronde, ma non dalle cortecce. Ovviamente tutte le altre operazione colturali risultano dispendiose. Le varietà più coltivate, in ordine decrescente sono le seguenti: Golden Delicious, Renetta del Canada, Red Delicious, Limoncella , Cerina, ecc.

Nel territorio del comune di Ortona dei Marsi, sono ancora presenti numerosi alberi isolati, relitti delle colture di un tempo che lo spopolamento e un limitato uso delle risorse agricole ha preservato. Sono i frutti del passato, del presente e forse del futuro, la mela Limoncella, la Cerina, la rosa, la piana, la cipolla e la mela brutta e buona, tutte varietà eccellenti.

La mela è un pomo (falso frutto) formato dall'ingrossarsi dell'estremità del ricettacolo che ingloba, accrescendosi, le logge dell'ovario. Esso è di colore variabile ed è globoso, con torsolo più o meno sviluppato a cinque logge ovariche, contenenti ciascuna due semi ovoidi, bruni e lucidi; nelle nostre mele, a volte ci sono più di 10 semi, perchè nella nostra valle l'impollinazione (entomofila)  dei frutti è ottimale, per la notevole presenza di insetti pronubi.

Il frutto, cioè il torsolo con i semi, secondo alcuni autori, influiscono positivamente anche sul contenuto zuccherino dei pomi. La qualità della "frutta"dipende, come è noto, da diversi fattori. Elencandone solo alcuni abbiamo: il terreno, il portinnesto, la varietà, la concimazione, la potatura, il diradamento e la difesa antiparassitaria. Recenti studi hanno dimostrato la positiva correlazione tra numeri di semi per frutto e diametro del frutto."Con il maggior numero di semi per frutto aumenta, inoltre, in modo evidente, il contenuto del calcio. Questo elemento nutritivo è, come noto,  in particolare rapporto con l'elemento potassio, che diventa positivo per la qualità intrinseca e la conservabilità del frutto". Una buona impollinazione "porta, per concludere, alla formazione di più semi e quindi a una maggiore suddivisione cellulare, ad un miglior nutrimento di frutti, ad una forma più regolare, ad un maggior calibro del frutto, ad un maggiore contenuto di sostanze nutritive soprattutto dell'elemento calcio, ad una minore cascola di giugno e di conseguenza a raccolti  maggiori e regolari."(Herman Mantingher- Laimburg (BZ) Frutticoltura - n° 2 - 1998.

La vendita di quasi tutte le mele prodotte nella valle è basata sul sistema della "filiera corta", cioè dal produttore al consumatore. Che presenta i seguenti vantaggi: costi contenuti per il cliente consumatore, notevole qualità dei frutti raccolti con il giusto grado di maturazione, freschezza del prodotto e, ampia scelta varietale.
Le mele