Bisegna

Il comune di Bisegna, provincia dell'Aquila, situato a 1210 metri di altitudine, è raggiungibile con la strada provinciale n.17 che lo collega con Pescina e Pescasseroli. Insieme alla frazione di S.Sebastiano conta circa 400 abitanti. Il territorio comunale è compreso nei confini del Parco Nazionale d'Abruzzo,  è presente un ufficio di zona del Parco e sui pendii della montagna sovrastante il paese è stata realizzata "l'Area Faunistica del Camoscio".

Cenni storici

Il paese di Bisegna, di antichissime origini, è posto su uno sperone roccioso all'inizio della Valle del Giovenco, dove il fiume omonimo ha le sue sorgenti, in posizione strategica per l'osservazione ed il controllo della valle, che da sempre ha rappresentato una delle più importanti vie di penetrazione verso la Marsica interna .

Il paese attuale si è formato a partire dai secoli  XI°-XII° quando, in seguito al generale fenomeno dell'incastellamento,  si iniziarono a costruire i paesi in posizione alta, sulle  colline,  sulle cime o a mezza costa dei monti, circondati da mura.

Il ritrovamento, all'altezza di Bisegna e S.Sebastiano, di due frammenti di utensili di selce attesta, già in età preistorica, la presenza di insediamenti sparsi nel fondovalle e sulle piccole alture a ridosso del fiume. All'inizio dell'età del ferro (XI°-VIII° sec. a.C.), a causa della necessità  di dotarsi di maggiori difese, dovuta probabilmente  all'arrivo di nuove popolazioni, gli abitanti si ritirarono sulle alture circostanti in "Centri Fortificati", costituiti da cinte murarie realizzate con pietre poste a secco e dotati di porte, cisterne, fossati, ecc. Nel territorio comunale centri fortificati sono stati individuati sul Colle Bernardo e sul Colle Arienzo, lungo il versante occidentale della valle, sulla propaggine rocciosa dove è l'attuale abitato di Bisegna (Grossi) e ancora a Le Castella  (toponimo locale) situato a mezza costa all'inizio della valle al di sopra della chiesa di S.Giovanni.

Questa situazione insediativa si mantenne fino al IV° sec. a.C., quando, dopo la guerra dei popoli italici contro Roma e la successiva concessione del foedus ai Marsi (302 a.C.), si crearono nuove condizioni per una duratura fase di stabilità politico-amministrativa, che indusse le popolazioni  ad abbandonare i centri fortificati, quantomeno quelli alti più scomodi, e  tornare nei siti a valle e sui pendii sottostanti a formare nuovi villaggi chiamati Vicus,  numerosi infatti sono gli indizi della presenza umana nella zona databili dal IV° sec. a.C. in poi.

Bisegna vecchia

Il Vicus più importante, che  sostanzialmente dette origine al paese, è quello situato in località Bisegna Vecchia.  In tale località,  posta poco al di sotto dell'attuale insediamento, lungo la strada che conduce al fondovalle, il terreno presenta diversi terrazzamenti su cui sono visibili resti di muri  realizzati con pietre poste a secco e dove sono stati ritrovati numerosi frammenti di terracotta (tegoloni, mattoni, ceramica dipinta e non) ,che confermano l'esistenza di un villaggio, Vicus, che si è protratta fino all'epoca dell'incastellamento.

Il toponimo Bisegna Vecchia è il ricordo del precedente paese. Una leggenda locale, forse a giustificare i due insediamenti, vuole che il vecchio paese fosse stato distrutto da un alluvione precipitato da una stretta gola situata a monte.

La prima citazione di Bisegna con il nome di Visignum è in un documento del 1152 (il catalogus baronum), dove il paese è indicato come feudo di Simone di Capistrello che forniva all'imperatore tre militi a cavallo. Questo documento è molto importante per almeno due ragioni. La prima  perchè da una indicazione sul numero degli abitanti, un milite corrispondeva a 25 famiglie (fuochi) ed ogni famiglia è stato stimato era formata da cinque persone, quindi una consistenza di 375 abitanti. La seconda ragione è che per la prima volta è citato il nome Visignum che può essere attribuito al vicus, nato intorno al III° sec. a.c., corrispondente a Bisegna Vecchia. Il nome  Visignum  nel corso dei secoli si è modificato in Vesegna ed in ultimo in Bisegna, con la  sostituzione della lettera V con la B, (capita ancora di sentire  qualche anziano che parlando di Bisegna la chiama Vesegna).

Il nome latino Visignum, può essere identificato come nome proprio di persona, poi trasferito alla località, cosa frequente in età romana quando nella Marsica erano presenti grossi latifondisti che mediante l'impianto di fattorie polifunzionali, chiamate Ville Rustiche, espletavano attività agro-pastorali. Una di queste ville è stata individuata nelle vicinanze, in località Ponticello, di cui si parlerà  più avanti.

In altri due documenti sono citate per la prima volta le chiese di Bisegna:  S.Salvatore e S.Bartolomeo. Uno è la Bolla di Clemete III°, del 1188, che elenca le chiese appartenenti alla Diocesi dei Marsi,  il secondo è l'Elenco dei Sussidi Caritativi, del XII° sec., dovuti dalle chiese alla stessa Diocesi. Tali  chiese furono le prime e le più antiche del paese  dipendenti dal Vescovo, di queste quella di S. Bartolomeo era sicuramente ubicata in Bisegna Vecchia, con funzioni di chiesa parrocchiale. Di esse tutt'oggi in paese non si conserva neppure la memoria, visto che già dalla metà del XIV° sec. erano state  abbandonate (S.Salvatore) o ridotte nelle funzioni originarie (S. Bartolomeo) e una nuova chiesa parrocchiale, dedicata alla B.V.Maria Assunta, era stata edificata dentro le mura dell'insediamento attuale. S. Salvatore non è più citata in nessun altro documento. S.Bartolomeo era ridotta a Beneficio , cioè chiesa o cappella con diritto di privati a nominare il sacerdote curatore, il quale ne ritraeva le rendite delle proprietà (terreni, animali) di cui il beneficio era dotato. A questo proposito  esiste un importante documento nell'archivio diocesano consistente in una copia del 1606 di un atto notarile stipulato nel 1353 relativo alla vendita "della terza parte del diritto di nomina del beneficio della chiesa di S.Bartolomeo di Bisegna fatta dai coniugi Domenico Fiscella e Buccia Namarea del Casale dei Flimini (nei pressi di Cerchio, non più esistente) a beneficio di Benedetto Ciaralli di Bisegna per gli atti di Notar Giovanni Giuliani di Pescina e del Regio Giudice Mario Gentile (.....) a' 2 aprile 1353. Da questa data in poi si hanno numerose citazioni di S. Bartolomeo sempre in relazione a nomine di sacerdoti e a descrizioni di confini territoriali. Da tali descrizioni, confrontando i nomi ed i toponimi con quelli attualmente ancora esistenti, si è potuta collocare con una certa esattezza l'ubicazione della chiesa in Bisegna Vecchia, dove, su un terrazzamento del terreno, sono presenti  tracce di mura di fondazione, ossa umane relative forse a sepolture, e dove  è stato rinvenuto un  frammento metallico appartenente ad un turibolo. In un documento del 1736, nell'archivio della curia dei Marsi, si parla  del "beneficio rurale di S. Bartolomeo che è chiesa senza cura", cioè dove ormai non si celebravano più funzioni religiose, e nel catasto onciario del 1754, a testimonianza della fine di questa antica chiesa, si parla dei ruderi di S.Bartolomeo. Una zona di terreno posta nelle vicinanze è attualmente chiamata con toponimo locale "La Cappella".

Altri antichi insediamenti

Un altro insediamento, che doveva essere anche di una certa consistenza, era localizzato nei pressi dell'attuale chiesa di S.Giovanni, situata all'inizio della valle del Giovenco, dove si ritrovano pietre squadrate, resti di muri di terrazzamento, frammenti di tegoloni e di vasi in terracotta. La presenza di una sorgente d'acqua, ed il toponimo "Le Castella del territorio posto poco più a monte della chiesa, attestano la presenza di un abitato.

Scendendo dalla chiesa di S.Giovanni, per la strada interpoderale che la collega al paese, si arriva in località "Ponticillo", dove su un terreno per lo più pianeggiante, a confine con il fiume, sono presenti numerosi frammenti di terracotta e pietrte lavorate riferibili alla presenza di una villa rustica romana.

Altri due piccoli insediamenti forse esistevano, come ipotizzato anche dal Di Pietro che li chiama casali, nei pressi di altrettante chiese rurali di Bisegna:  S.Pietro in Rocci e S.Tommaso in Cose. Queste erano già distrutte nel 1585,  "appena si vedono le vestigia", scrive Mons. Colli durante la visita pastorale di quella'anno. S. Pietro era edificata nella zona chiamata localmente "I Rocci", posta nella valle sul versante sinistro del fiume, all'altezza dell'attuale abitato, dove oggi non è  possibile rinvenire alcuna  traccia. S. Tommaso, in località Le Cose, doveva essere ubicata su un colle, chiamato colle S. Tommaso, a ridosso dell'antica strada comunale che dal fondovalle sale al paese. Anche qui non sono presenti resti di alcun genere, però a poca distanza più in basso, nei pressi della sorgente La Ferriera, si ritrovano numerosi frammenti di terracotta, tegoloni, vasi,ecc., pietre squadrate antiche, che fanno supporre la presenza di un vecchio insediamento relazionato con la chiesa di S. Tommaso posta leggermente più a monte. Andrea Di Pietro ed alcuni autori recenti, collocano in questa zona il castello di "Loe ", ma ciò è errato in quanto con il termine Loe  si vuole intendere Ioe, antico nome di Gioia dei Marsi, paese posto a poca distanza e confinante con il territorio di Bisegna.

Gli insediamenti di Le Castella nei pressi della chiesa di S.Giovanni, chiamata in diversi documenti  anche S.Giovanni in Bonaria,  in Bozzano o in Bonazzo,  quelli probabili di S.Pietro in Rocci e di S.Tommaso in Cose, contribuirono a formare il nuovo attuale insediamento.

Il paese attuale

Il paese attuale è situato su una propaggine rocciosa alla base di Spina Cerreto, a strapiombo sulla valle del Giovenco lungo il suo versante orientale. Su questo ciglio roccioso intorno ai secoli XI° - XII° iniziò a formarsi l'attuale paese, con il trasferimento di  Bisegna Vecchia e degli altri insediamenti minori posti più a valle come già accennato. Lo sviluppo del paese ha seguito la naturale conformazione del terreno progredendo secondo una direttrice Sud-Nord, lungo due assi viari principali, e ad Ovest, affacciandosi verso la valle lungo il margine del ciglio roccioso. L'impianto urbanistico, prettamente medioevale, era dotato di mura di cinta lungo il versante Est, attualmente costeggiato dalla strada provinciale, versante meno dotato di difese naturali contrariamente a quello opposto. Delle mura, oggi inglobate nelle costruzioni, è rimasto il toponimo "dietro le mura", ancora oggi utilizzato frequentemente dai bisegnesi. Esse furono costruite successivamente alla torre, nel XIV °- XV° sec., erano dotate di due porte di ingresso poste all'inizio e alla fine del paese, di esse è rimasta quella a sud, ad arco,  pure inglobata nelle costruzioni. L'incremento urbanistico ha fatto assumere al paese una caratteristica forma affusolata, con al centro la torre medioevale ed ai vertici piazza S. Rocco a Nord e dalla piazza della Croce a Sud.

Al di fuori di questa parte più antica, centro storico del paese, alla fine dell'ottocento inizio novecento, si è sviluppato un nucleo di costruzioni addossate a piazza S.Rocco, oggi la principale piazza del paese, che prende il nome da una chiesa preesistente dedicata a S.Rocco , il santo taumaturgo protettore dalla peste. La chiesa, danneggiata dal terremoto del 1915 e abbattuta negli anni cinquanta per far posto all'edificio comunale, situata al di fuori delle antiche mura, extra moenia, fu costruita dopo il 1656, anno della terribile epidemia di peste che fece numerosissime vittime in Abruzzo e nella Marsica, a protezione del paese dal terribile morbo. La costruzione per quel poco che si sa e che può essere osservato da vecchie foto, non aveva particolari pregi, era ad unica navata, con una semplice facciata in pietra a facciavista, con un portale centrale riquadrato da una cornice in pietra con al di sopra una testa alata di un angelo sormontata da un baldacchino in pietra arricchito da motivi ornamentali, ai lati della porta due piccole finestre quadrangolari con inferriata e semplici imbotti di pietra.

Nella parte ad est del paese c'è un piccolo nucleo di case antisismiche, costruito dopo il terremoto1915,  chiamato "Le Casette", separato dal centro storico dalla strada provinciale.

Il centro storico

Il centro storico presenta un abitato compatto e ancora abbastanza ben conservato, con portoni e finestre riquadrate in pietra , e diverse emergenze architettoniche che meritano di essere viste. Esso è organizzato essenzialmente intorno a due vie, una principale posta in alto, via V.Emanuele, chiamata anticamente via di Sopra, lungo la quale erano  le porte di ingresso e dove si ritrovano,tra l'altro, le costruzioni più importanti: la torre medioevale ed il palazzetto baronale ai lati di piazza Torre e la chiesa di S.M.Assunta. Piazza Torre era la prima antica piazza del paese, ma del suo impianto originale non si è conservato nulla. A lato di questa piazza è visibile un'antica bottega cinquecentesca, tutt'oggi utilizzata come tale, che presenta una portafinestra a bandiera con il davanzale per l'esposizione della merce e la data di costruzione incisa sull'architrave. La seconda via posta  più in basso , via  G.Mazzini, chiamata anticamente via di Sotto e collegata con la prima da stretti passaggi con ripidi gradini e da un sottoportico, i sporte.  Iniziando la visita da p.zza S.Rocco per la via di Sopra, la prima cosa che colpisce è la presenza di alcune mezzelune scolpite su pietre inserite nelle costruzioni, di queste una reca anche una scritta" VIVA" con la mezzaluna intercalata tra le due sillabe che doveva avere uno scopo elogiativo di ciò che la figura rappresentava. Ed infatti la mezzaluna, o meglio il crescente lunare, è il simbolo della famiglia principesca romana dei Piccolomini, feudatari  della contea di Celano alla quale Bisegna apparteneva. La presenza di simboli o stemmi familiari era un modo per attestare la proprietà di un paese o di un territorio, principalmente se posto ai confini di altri possedimenti, come lo era Bisegna situata ai confini sud orientali della contea. Nella via di sotto sull'architrave di una porta è incisa una mezzaluna su una colonna ed ai lati una scritta "Audaces Fortuna Iuvat 1541", molto interessante in quanto con ogni probabilità il motto e la data sono riferiti ad un avvenimento accaduto tra i Piccolomini ed i Colonna , la colonna infatti è il simbolo della omonima famiglia principesca Cippi di confine recanti la mezzaluna sono sparsi nel territorio comunale ed uno di essi, chiamato la pietra del principe, è situato lungo la valle di Terradegna di Bisegna.

La torre medioevale

Seguendo la via di sopra si arriva alla parte più alta del paese, la più antica, dov'è la torre medioevale a pianta pentagonale, con i due lati paralleli molti corti che le conferiscono una originale forma quasi triangolare. E' il manufatto più antico del paese attribuibile al XII°-XIII° sec.,ma con una probabile primitiva costruzione più antica vista la tecnica  di muratura più semplice che presenta alla base rispetto al resto della costruzione (Somma M.C.). Con molta probabilità in origine era circondata da un recinto secondo la tipologia costruttiva del tempo. Oggi la torre è parzialmente inglobata nei resti del palazzetto gentilizio, con il lato di base verso sud prospicente piazza Torre, l'antica piazza del paese, su tale lato è presente una porta  di epoca successiva che dava accesso all'ambiente a piano terra che aveva un' interessante  volta a crocera,  non più esistente perchè in seguito ad un discutibile intervento di consolidamento è stata demolita. Sulla porta si aprono due piccole finestre in pietra di cui una di forma ovale anch'esse aperte successivamente, mentre sul lato ovest, sulla strada, sono presenti tre semplici feritoie verticali, su altrettanti livelli, realizzate con quattro pietre sbozzate sicuramente costruite insieme alla torre. Sullo stesso lato è presente una bella  finestra  ad arco, che in origine era l'unico vero ingresso alla torre, con al di sopra uno stemma in pietra  che purtroppo non è più leggibile. La torre è cimata e la mancanza di scarpatura e apparati a sporgere fanno pensare ad una funzione prettamente difensiva e di avvistamento. Probabilmente era in collegamento ottico con altre torri poste lungo la valle, sicuramente con quella di Templum,  sul valico omonimo, posta agli estremi confini a sud della contea all'inizio della valle del Giovenco.

Il palazzetto Gentilizio

Sul lato lungo di piazza Torre  c'è quanto rimane del palazzetto gentilizio settecenteco crollato nel terremoto del 1915. Per gentilizio si vuole intendere la residenza della famiglia allora più agiata economicamente e che voleva  manifestare tale condizione  anche esteriormente con la grandezza ed il lusso della propria casa. Di essa sono rimasti i muri perimetrali, quello su piazza Torre che è la facciata principale, quello opposto verso la strada provinciale, un bel portale in pietra che dalla strada immette in un cortile, nel quale sono visibili i resti di due archi in pietra cinquecenteschi, dal quale chiuso da un portone si accede ad un atrio che con una bella scalinata in pietra immette al primo piano del palazzetto. La scalinata, addossata ad un lato della torre, tramite una apertura permetteva l'accesso alla torre stessa rendendola così parte funzionale e integrante del palazzetto.

La facciata principale mostra al piano terra, sulla sinistra, un bel portale di ingresso su cui è impostato un balcone con balaustra in ferro battuto e, a livello del primo piano, due finestre decorate con un motivo a forma di conchiglia e con piccole feritoie poste al di sotto dei davanzali.

La scalinata, di bella fattura, è realizzata con pietra bianca di puro calcare come pure la balaustra formata da piedritti e passamano di raffinata esecuzione. Una tradizione del paese vuole che tale scalinata sia stata realizzata con la pietra gentile proveniente da una montagna poco distante, monte  Pietra Gentile, a circa 2000 metri di quota, sulla cui cima affiorano dal terreno massi di calcare bianco  e dove ancora oggi è possibile vedere massi sbozzati e sezionati della  prima lavorazione  operata dagli scalpellini

Il portale di ingresso al cortile è unico per grandezza e raffinatezza di esecuzione. I piedritti e l'arco sono decorati da scanalature e motivi floreali in bassorilievo, come pure i capitelli  ed il concio in chiave di volta, l'esterno dell'arco è arricchito da  motivi a conchiglia e da motivi a profilo curvilineo, molto rovinati, al centro dei quali in asse con la chiave di volta è presente uno stemma rappresentante l'Arcangelo Gabriele che schiaccia il drago,  stemma che allude alla famiglia D'Arcangelo  proprietaria della casa.

All'interno del cortile sono presenti i resti di due archi quattro-cinquecentechi relativi ad un cortile di una precedente costruzione di cui non si conserva nient'altro se non una probabile riquadratura di un finestrone cinquecentesco inserita in un  muro di fronte al portale d'ingresso. Il palazzo settecentesco  ha rioccupato il sito di un veccchio palazzo gentilizio crollato probabilmente a causa di terremoti dei quali quello del 1703 causò gravissimi danni. In paese è difficile trovare nelle parti più alte delle costruzioni elementi anteriori al settecento.

Quanto detto rende questo palazzo unico nel suo genere e ascrivibile allo stile barocco cosiddetto lombardo per analogia agli stilemi diffusi in quella area sub-alpina e trasferiti in Abruzzo dai mastri comacin che operarono principalmente a Pescocostanzo e Scanno, dove tale stile ha avuto la massima espressione. Si è detto dello stemma che allude al cognome della famiglia proprietraria della casa., in effetti il catasto onciario di Bisegna del 1754 riporta un Domenico Arcangelo proprietario di 856 pecore e di molti altri beni in terreni e fabbricati che ponevano la sua famiglia economicamente al di sopra di tutte le altre del paese. Successsivamente il palazzo venne suddiviso tra vari proprietari  e nel 1915, quando il palazzo è crollato in seguito al terremoto, era sede del comune, ed in paese ancora si ricordano i due camini in pietra bianca, visibili fino a circa venti anni fà, e la grande sala consiliare con il pavimento alla veneziana.

La chiesa di S.M. Assunta

Già nel 1353, come accennato, la primitiva chiesa parrocchiale di S.Bartolomeo di Bisegna Vecchia era ridotta a chiesa rurale e le funzioni parrocchiali erano assolte dalla nuova chiesa, dedicata a S.M.Assunta, posta all'interno del paese. Di questa chiesa, situata poco al di sotto di piazza Torre a confine con lo strapiombo verso ovest, è rimasta buona parte della facciata principale, con la torretta campanaria posta al di sopra. L'epoca di costruzione della chiesa, con molta probabilità, può essere collocata al XIV°-XV° secolo,  quantomeno per una  primitiva fase costruttiva che può essere ravvisata nella parte bassa della costruzione, dove sul lato sinistro della facciata, in basso rispetto al piano d'ingresso, è visibile anche una finestra a feritoia verticale strombata. Nel corso dei secoli poi la chiesa ha subito modifiche e aggiunte, verosimilmente è stata ampliata ed innalzata per rispondere alle aumentate necessità della popolazione e per le  ricostruzioni dopo i terremoti. La facciata, realizzata con blocchi di pietra ben squadrati di sposti in file orizzontali, aveva originariamente una impostazione a forma rettangolare, ad unico campo, chiusa superiormente da una modanatura a cordone, con tre ingressi posti centralmente dei quali il mediano presenta alcuni resti di un arco in conci di pietra modanata che è quanto rimane della decorazione dell'originario portale d'ingresso principale. In asse con questo è presente una finestra rettangolare riquadrata da una cornice in pietra lavorata con motivi geometrici, sovrastata da un timpano spezzato recante al centro una croce in bassorilievo. Successivamente, nel 1618 come indicato dalla data incisa su una pietra, venne aggiunta la torretta campanaria posizionata centralmente al di sopra della facciata. La costruzione successiva di tale torretta è facilmente riconoscibile dal colore diverso dei conci di pietra utilizzati e dalla ricollocazione,  poco più in alto,  della parte del cordone di coronamento corrispondente alla base della torretta stessa. Questa presenta una forma trapezoidale con cinque aperture ad arco, piuttosto alte, di cui due poste sul lato più lungo corrispondente alla facciata e le altre nei tre lati rimanenti. Tra le due finestre è visibile la data 1618 e poco al disopra un'altra data , 1847, riferita probabilmente ad un restauro o ad una collocazione di nuove campane. Superiormente alla copertura è presente una pietra di forma circolare che doveva essere la base di una croce. Al di sotto della torretta campanaria, sul lato opposto della facciata che guarda vero la piazzetta, c'è il vecchio orologio di metallo ad una sola lancetta. L'accesso alla campane e al meccanismo dell'orologio avveniva attraverso uno stretto passaggio, parzialmente visibile dal lato della strada, al cui ingresso attuale, a guisa di soglia, è stata murata una parte di un'antica meridiana in pietra. La chiesa non è stata mai oggetto di studi particolari o di scavi. Dai ricordi orali dei paesani si sa dell'usanza, durante le funzioni religiose,della separazione degli uomini dalle donne, i primi occupavano un palco in fondo alla chiesa mentre le donne sedevano nell'aula principale a piano terra; tale usanza era diffusa anche in altri paesi d'Abruzzo e del centro sud. Dalle relazioni delle visite pastorali sappiamo che oltre l'altare principale dedicato all'Assunta c'erano l'altare del Rosario, di S.Antonio, la cappella del Suffragio, la cappella di S.Giacomo e la cappella del Sacramento. Nella visita pastorale di mons. Corradini del 2 ottobre 1680 è descritto il tabernacolo ligneo costruito in forme antiche dorato e argentato, tale tabernacolo sembra sia stato trasferito a Roma dopo il terremoto del 1915. Un tabernacolo ed una fonte battesimale in pietra,  recuperati durante dei lavori di consolidamento, sono stati ricollocati nella nuova chiesa parrocchiale, che conservava anche, fino agli anni cinquanta sessanta, un reliquiario-ostensorio in argento, argento dorato e rame dorato, di oreficeria gotica del sec. XV°, probabilmente sulmonese, ed una croce processionale in argento dorato e sbalzato, di oreficeria sulmonese, della prima metà del sec. XV°, recante nove bolli gotici SUL (Sulmona), che purtroppo sono andati perduti.

Oltrepassato l'arco della antica porta d'accesso a sud, si nota su di un portone uno stemma in pietra con la data 1822, di difficile lettura,dove tra l'altro, sembra sia raffigurata una mano che sorregge una palina o un chiodo di una catena agrimensoria utilizzata per le misurazioni dei terreni dagli antichi agrimensori. Lo stemma è riferito alla famiglia Di Giacomo che ebbe almeno due agrimensori di cui Giacomo Di Giacomo, regio agrimensore della Dogana di Foggia, che fu molto attivo e noto nel 1700 in Puglia ed in Abruzzo, al quale, oltre le reintegre territoriali dei tratturi, furono affidati importanti incarichi, tra cui:  la mappa del territorio di Bitonto, che con le misure di 104 x 242 cm è la più grande di quelle conservate nell'Archivio di Stato di Foggia, realizzata nel 1752 con Nicola Domenico Trella di Pescasseroli, con il quale, sempre nel 1752, realizzò La pianta della montagna e adiacenze in controversia tra la collegiata di S.Maria di Luco e l'Università di Avezzano, e la misurazione, nel 1731, di tutto il territorio di Pescina, effettuata insieme ad altri, per la formazione del catasto. Imparentato con questa famiglia era il poeta napoletano Salvatore di Giacomo, che qualcuno attualmente ancora ricorda in occasione di visite effettuate ai cugini di Bisegna.

Proseguendo si può osservare un elegante portale in pietra, che ricorda lo stile lombardo, con uscio in legno di bella fattura e in alto un grande balcone con balaustra in ferro facenti parte di una abitazione realizzata con finiture ed arredamenti di un certo pregio, appartenuta alla famiglia di un certo Ettore Forte che, emigrato negli Stati Uniti, riuscì a diventare banchiere. Questi infatti fondò nel 1906  a Boston la "Ettore Forte Bank", sita in 306 Hanover St., quale casa principale ed una succursale a Napoli in Piazza della Borsa 12, con queste banche curava le rimesse che gli emigrati effettuavano dagli Stati Uniti ed offriva loro anche altri servizi, come pubblicizzato in una ricevuta, circa le procedure d'imbarco, le assicurazioni del viaggio di ritorno per gli emigrati respinti, la spedizione di materiale vario, il cambio delle valute, ecc..        .

La strada termina in una piazzetta, piazza della Croce, da dove si scopre un bel panorama sull'alta valle del Giovenco e dove è presente una croce in pietra, posta su una colonna poggiante su un basamento di forma parallelepipeda in pietra, con al centro la figura di Cristo in croce e sulla faccia opposta il Redentore seduto e benedicente. E' difficile indicare l'epoca  della costruzione, sicuramente è molto antica, forse rinascimentale vista l'analogia delle figure rappresentate con quelle delle croci processionali di oreficeria abruzzese dello stesso periodo.

L'attuale chiesa parrocchiale, dedicata sempre a S.M. Assunta,  posta al di fuori del centro storico, è stata edificata nel dopoguerra nel posto dove esisteva la chiesa dedicata a S. Silvestro, che con annesso cimitero, era l'antica chiesa sepolcrale del paese. Tale chiesa parrocchiale, che oggi si presenta decorosa ed accogliente, negli ultimi anni è stata completamente rinnovata grazie all'instancabile impegno dell'attuale parroco Don Cesare Agosta Gottardello. Il nuovo campanile è stato quasi completamente realizzato; nel portone d'ingresso, rinnovato di recente, sono state inserite delle artistiche formelle in bronzo, con scorci del paese antico, realizzate dall'artista sulmonese Litigante; la sacrestia e l'alloggio del parroco sono state ristrutturate; anche l'interno della chiesa è stato risistemato: la pavimentazione è nuova, come pure nuove sono le suppellettili e gli arredi sacri. Sempre all'interno ben si notano alcuni pezzi antichi che Don cesare ha saputo ripristinare e inserire nel nuovo arredamento, essi sono: un dipinto su tela rappresentante la pietà, un tabernacolo ed una fonte battesimale in pietra, tutti provenienti dalla vecchia chiesa dell'Assunta, come a testimoniare la continuità tra il passato ed il presente. La tela, settecentesca e di buona fattura, in origine molto rovinata, è stata sottoposta ad un restauro conservativo. Il tabernacolo realizzato in calcare bianco da un abile scalpellino, presenta in bassorilievo sulla facce laterali una pisside ed un calice in chiaro stile gotico, mentre sul vertice della faccia frontale terminante a triangolo si osserva parte di una mezzaluna. Lo stile delle raffigurazioni e la mezzaluna fanno risalire l'epoca della costruzione tra il 1463 e il 1585, periodo in cui erano conti dei marsi i Piccolomini che ne fecero dono alla chiesa. La fonte battesimale, di forma ottagonale con semplici decorazioni geometriche lungo i lati, è sicuramente più antica, risalente forse al 1300-1400, sul bordo superiore sono visibili i resti dei ferri fissati con il bronzo che sostenevano la copertura superiore in legno di forma piramidale e base ottagonale.

La chiesa di S. Giovanni

La chiesa di S.Giovanni è posta all'inizio della valle del Giovenco, a circa 4 chilometri dal paese, su un terrazzamento ai piedi dei monti che fanno da cornice alla valle nel versante sud-occidentale. Essa è un rifacimento del dopoguerra (1950-55) reso possibile dalle offerte di bisegnesi residenti ed emigrati, quest'ultimi particolarmente affezionati al Santo. La chiesa non mostra particolari caratteristiche, l'arredo è recente come la statua del Santo in gesso, sulla parete dietro l'altare è posto un quadro del pittore locale Luigi Eramo raffigurante S.Giovanni che battezza Gesù nel fiume Giordano. Un'altra statua del Santo in legno più antica , forse ottocentesca, è conservata nella chiesa parrocchiale. Secondo la tradizione, in passato, sembra che un eremita soggiornò in una piccola grotta posta poco al di sotto della chiesa, grotta visitata da fedeli e pellegrini che vi depositano anche semplici ex voto davanti ad una piccola statua del santo. Il culto di S.Giovanni è molto sentito in paese, la sua festa, il 24 giugno, viene sempre effettuata in tale giorno anche se feriale. Fino a qualche decennio fà nel giorno della festa la chiesa era metà di pellegrini provenienti dai paesi del sud del Fucino:  Luco, Trasacco, Lecce, ecc., che nella notte del 23, vigilia della festa, si incamminavano attraverso i vecchi sentieri di montagna per essere presenti in chiesa alle prime luci dell'alba, quando, come vuole la tradizione, l'acqua della sorgente di S. Giovanni raccolta in una fontana vicino la chiesa, aumenta di volume per soddisfare l'esigenze dei fedeli che con tale acqua, ritenuta miracolosa , si bagnano mani e braccia perchè ritenuta capace di guarire da malattie della pelle e, ancora, per  compiere l'originale rito del comparaggio, effettuato tra due persone che per tutta la vita vogliono stabilire tra loro un patto di mutuo aiuto: queste si lavano le mani vicendevolmente, con l'acqua di S Giovanni, se le stringono ed esclamano per tre volte: "compare ,compare, compare". La fontana è in pietra di buona fattura e porta in alto l'iscrizione "Alla memoria del Precursore l'opera del benefattore 1787, fa pensare che sia stata costruita da persona devota al Santo quale ex voto.

Caratteristica e ricca di suggestione è pure la processione che si svolge la mattina della festa, con il santo portato in spalla fino al paese. Essa, lungo la stradina del fondovalle, attraversa il bosco e  costeggia il fiume, pregando e cantando inni dedicati a S. Giovanni, in un ambiente naturale incontaminato di rara bellezza che esalta ancor più la profonda partecipazione spirituale dei presenti.

Notizie Storiche

La prima citazione della chiesa "Sancti Iohannis in Besenge" è in un documento del Chronicon Cassinensis degli anni 949-986 in cui la contessa dei Marsi Doda dona al monastero di Montecassino la chiesa di S. Maria delle Grazie di Luco con altre chiese tra cui S.Giovanni, e in successivi documenti cassinesi del 1005 e 1070, la chiesa risulta essere sempre tra i possedimenti di S.Maria delle Grazie. Secondo Andrea .Di Pietro, autore della Storia dei Paesi della Marsica del 1896, la chiesa aveva in origine annesso un piccolo monastero che sarebbe stato edificato dai monaci di Valleluce (piccola frazione del comune di S. Elia Fiumerapido in provincia di Frosinone), dipendenti da Montecassino, che fu poi distrutto insieme alla chiesa da un orda di malviventi nel 1411. Gli abitanti di Bisegna, il 20 giugno del 1530, inaugurarono una nuova chiesa nello stesso luogo che sottoposero al Capitolo Lateranense  (cioè all'amministrazione centrale del Vaticano) "coll'obbligo di pagare in ogni anno una libbra di cera nel giorno della vigilia di S.Giovanni Battista". La chiesa è citata successivamente in altri documenti tra cui  una importante copia notarile del 1606 attestante che la chiesa, beneficio rurale, è di Jus-Patronato dei conti di Celano che conseguentemente avevano il diritto di nomina del prete titolare e beneficiario, il quale era tenuto a celebrare annualmente un certo numero di messe e godeva delle rendite che la chiesa dava in ragione delle sue dotazioni. In tale documento riferito all'anno 1569, la chiesa, appellata "S. Ioannis in Bonazzo", risulta beneficio vacante per la morte del prete titolare d. Joannis De Pacetia e la nobildonna Silvia Piccolomini, madre della contessa Costanza, lo assegna al sacerdote d. Bernardo Cicco di Lecce nei Marsi, con il beneplacito dell'abate di Montecassino Bernardo D'Aversa. Successivamente, nel 1572, la contessa Costanza conferma  che lo Jus-Patronato della chiesa è dei Piccolomini conti di Celano. Nella relazione della visita pastorale che Mons. Matteo Colli fece nell'anno 1583, scrisse che "l'ecclesia di S. Giovanni, stando in piedi le mura, ci manca il tetto, e già si è dato il principio per ricovrirla." Nel 1588 dai principi Colonna e dal vescovo Colli la chiesa viene tolta ai monaci benedettini e data al clero secolare. Lo stesso vescovo ne assegnò il "beneficio semplice" al nuovo seminario di Pescina insieme alle due chiese rurali di S.Tommaso in Cose e S.Pietro in Rocci "   Ac in territori Bisinei Beneficium Sancti Joanni cujus triginta, beneficium santi Thomae, cuius quindecim, et S.Petri cujus decem."  In un documento datato 1595-96 intitolato "Nota di ragguaglio della città di Pisscina e delle altre terre del Stato annessi e connesso cò detta città nel modo infrascritto ordinatamente", la chiesa "In Bisegna     S. Giovanni con cura" è indicata tra i benefici sottoposti allo Jus-Patronato di Alfonso D'Aragona. Nel 1606 il conte di Celano Michele Peretti assegna il beneficio rurale di S. Giovanni "in terra Bisignani" al sacerdote "D Georgium Mirvam" (Giorgio Mirva) di S. Sebastiano con il beneplacito dell'attuale vescovo dei Marsi Bartolomeo Peretti. Con la bolla del papa Urbano VIII del 1637 il beneficio di S. Giovanni viene assegnato alla chiesa di S. Maria Nuova di Collelongo, insieme alle chiese di S.Elia e S. Casto dello stesso luogo, a favore del sacerdote d. Andrea Floridi. L'anno successivo, nella relazione della visita pastorale effettuata il 15 settembre del 1638 dal vescovo Lorenzo Massimi alle chiese della "terra di Bisegna", è confermato il possesso del beneficio da parte di d.Andrea Floridi di Collelongo. Da questa data in poi le notizie d'archivio si perdono. La chiesa non è più citata nelle visite pastorali degli anni successivi, rari e poco significativi sono pure gli accenni reperibili tra i documenti relativi a Bisegna esistenti nell'Archivio Diocesano.

 A cura di Giovanni Nardone

Manifestazioni nel comune di Bisegna

Gennaio di ogni anno
Festa in onore di S. Sebastiano a San Sebastiano dei Marsi

Maggio di ogni anno
Festa in onore di S. Gemma a San Sebastiano dei Marsi

24 Giugno
Festa in onore di S.Giovanni a Bisegna

18 Agosto
Festa in onore di S. Antonio a San Sebastiano dei Marsi

19 Agosto
Festa in onore di S. Sebastiano a San Sebastiano dei Marsi

20 Agosto
Festa in onore di S. Berardo a San Sebastiano dei Marsi

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