A) LE FITOCENOSI

Prospetto sistematico delle "Unità vegetazionali"

L'appartenenza a 2 regioni climatiche ha permesso l'instaurarsi di elementi floristici tipici diversificando quindi gli aspetti vegetazionali.
Si riporta di seguito, per gli addetti ai lavori, l'elenco sistematico delle principali "unità sintassonomiche" (classi, ordini, alleanze, associazioni o semplici aggruppamenti) attribuite alle varie unità vegetazionali; lo schema è di tipo gerarchico, dalla classe, all'ordine, all'alleanza e all'associazione.

 

SESLERIETEA VARIAE

Seslerietalia variae

Seslerion variae

Saxifrago speciosae‑Silenetum cenisiae

Elyno‑Seslerietum tenuifoliae

Potentilletosum apenninae subass.

 

FESTUCO‑SESLERIETEA

Seslerietalia tenuifoliae

Seslerion apenninae

Helianthemo cani‑Seslerietum tenuifoliae

Anthyllidetosum atropurpureae

Ranunculetosum brevifolii

Carki humilis‑Seslerietum apenninae

Thymetosum kerneri subass. nova

Thymetosum longicaulis subass. nova

Trifoliothae‑Festucetum nigrescentis

Gnaphalio díminuti‑Festucetum circummediterraneae ass. nova

Medicago lupulinac‑Festucetum robustifoliae

 

FESTUCO‑BROMETEA

Brometalia erecti

Crepido lacerae‑Micion ambigui

Daphno oIcoidis‑juniperetum nanae

Carici humilis‑Arctostaphylctum uva‑ursi ass. nova

Caricetosum kitaibceianae subass. nova

Caricetosum macrolepis subass. nova

Anthoxantho‑Brachypodietum genuensis

SesIerio nitidac‑Brometum erecti

Bromion erecti

Saturejo montanae‑Brometum erecti

 

QUERCO‑FAGETEA

Fagetalia

Fagion

Polysticho‑Fagetum

Accretosum pseudopIatani

Digitali‑Fagetum

Aquifolio‑Fagetum

Cyclaminetosum

Quercetalia pubescentis

Quercion pubescenti‑petracae

Cytiso‑Quercetum pubescentis

Corylo‑Populetum tremuli

 

ASPLENIETEA RUPESTRIS

Potentilletalia caulescentis

Potentillion caulescentis

Potentilletum apenninae

 

THLASPIETEA ROTUNDIFOLII

ThIaspietalia stylosi

Linario‑Festucion dimorphae

Isatido‑Heraclectum orsinii

Festucetosum dimorphae

Galio magellensis‑Festucetum dimorphae

Ranunculetosum brevifolii

Drypido‑Ligusticetum cuneifoliae ass. nova

typicum

brachypodictosum genuensis

Aggruppamento a Rhamnus alpinus ssp. fillax

 

POTAMOGETONETEA PECTINATI

Aggruppamento a Ranunculus trichophyllus ssp. trichopyllus

 

PHRAGMITETEA

Phragmitetalia

Phragmition australis

Aggruppamento a Eleocharis palustris ssp. palustris

 

NARDO‑CALLUNETEA

Nardetalia

Nardion

Aggruppamento a Festuca circummediterranea e Agrostis tenuis

 

CHENOPODIETEA

Onopordietalia acanthI

ArctIon

Aggruppamento a Chenopodium bonus‑henricus

 

Al di sopra del clima che ha influenzato la vegetazione potenziale e influenza tuttora l'evoluzione di quella residua, dobbiamo considerare l'azione dell'uomo protattasi per tempi lunghissimi, per spiegare così l'assenza o la ridotta vegetazione dei versanti, le aree coltivate e/o abbandonate in cui le successioni mostrano una certa uniformità di ambienti.

I pascoli di media e alta quota, infatti, sono stati caratterizzati da secoli di pascolo ovino legato all'epopea della Transumanza; perciò, il brometo-seslerieto (Bromus erectus-Sesleria apennina) e dall'astagaleto-festucheto (Astragalus sp., Festuca ovina, arundinacea e rubra) specie tipiche dei pascoli aridi appenninici, associate alle varie "code" (Phleum sp., Alopecurus pratensis), la fanno da padrone, anche se profondamente infestate dopo il crollo post-bellico dell'ovinicoltura.

Di un certo rilievo floristico-vegetazionale è anche la catena di alti colli che va da Monte Parasano al valico di Campo Mizzo-Passo del Diavolo in tenimento di Gioia vecchio, ricoperta da una querceta termofila mista e da vaste aree rimoschite a Pino nero (Pinus nigra V.B. )nella bassa-media valle e da una faggeta ceduata in conversione ad alto fusto nella parte alta, dove si rinvengono popolamenti di leguminose exorofile come le veccie (Vicia sp.) e la lupinella (Onobrichys viciaefolie) e, nelle zone più umide, la lupolina (Medicago lupulina), il ginestrino (Lotus corniculatus) ed il pisello selvatico (Pisum arvense).

Anche nei siti (Selva di Sant' Antonio e Selva di San Francesco) apparentemente meno alterati, le specie stentano a riconquistare il vuoto creato dalle utilizzazioni agricole, dalla pastorizia e dalle pratiche forestali.

Una considerazione a parte bisogna fare per il fondo valle, in cui il corso d'acqua rappresenta, con specie idrofile proprie, un continuo tra gli elementi floristici dell'alta valle con quelli delle zone altimetricamente inferiori.

Fatta questa, necessaria, premessa generale è possibile rivolgere l'attenzione direttamente al paesaggio vegetale distinguendone le varie fisionomie; si ritiene opportuno, considerando l'aspetto divulgativo-informativo, adottare la classificazione del Pavari in 5 Zone Fitoclimatiche.

La ripartizione territoriale in 3 Zone altitudinali e 7 Orizzonti (classificazione Fenaroli-Giacomini), infatti, pur se più tecnica, presuppone una conoscenza più approfondita della tematica e mal si confà con il taglio dell'indagine; comunque, i 2 Piani vegetazionali  ed i relativi orizzonti, che caratterizzano il solco vallivo, il Piano Montano ed il Piano Culminale dalla Piana del Fucino (alt. 700 m) corrispondono sostanzialmente alle 3 Zone Fitoclimatiche del Pavari.

L'intero territorio, dalla sommità della catena di montagne delle displuviali con le limitrofe valli dell'Aterno, del Sangro e del Sagittario (alt. 2000 ed oltre), assumono un'importanza cruciale rispetto alle condizioni ecologiche, alle varie popolazioni ed alla stanzialità delle stesse.

Tutta l'area, pertanto, può essere inquadrata a livello fitoclimatico nelle seguenti 3 Zone con le relative fasce vegetazionali:

  • - Alpinetum (oltre il limite della vegetazione arborea 1750-1800 m),
  • - Fagetum (alta-media valle),
  • - Castanetum (bassa valle),

Tralasciando l'Alpinetum che domina a ridosso delle più alte cime (Argatone-Terratta) ed iniziando dall'alta valle intorno ai 1100-1300 m. s.l.m., il bosco a fustaia domina incontrastato anche se la struttura, omogenea, dei singoli elementi arborei risente delle passate utilizzazioni forestali, non sempre ortodosse.

Il faggio (Fagus sylvatica) più in alto ed il cerro (Quercus cerris) più in basso, formano il piano arboreo alto con alberi di prima grandezza, non è raro trovare, insieme alle due specie citate, esemplari anche maestosi isolati o a gruppi sparsi di pioppo tremolo (Populus tremula) spontanei.

Acero opalo (Acer opalus), acero campestre (Acer campestre), carpino nero (Ostrya carpinifolia), perastro (Pyrus pyaster) e salicone (Salix caprea), formano spesso un piano intermedio, mentre arbusti di rosa canina (Rosa canina), maggiociondolo (Laburnum anagyroides), nocciolo (Corylus avellana), biancospino (Crataegus oxyacantha), viburno (Viburnum lantana), lonicera alpina (Lonicera alpígena), prugnolo (Prunus spinosa), corniolo (Cornus mas), sanguinello (Cornus sanguinea) e sorbo montano (Sorbus aria), formano il piano inferiore.

Man mano che si scende di quota, al di sotto dei 1000 m., ed il suolo diventa più argilloso, il cerro (Quercus cerris) rimane l'unica specie incontrastata del piano arboreo alto, mentre gli arbusti fanno da mantello nelle formazioni aperte che limitano spesso, i campi coltivati, come siepi.

In queste situazioni il nocciolo (Corylus avellana), il viburno (Viburnum lantana), il prugnolo (Prunus spinosa), il ligustro (Ligustrum vulgare), l'acero tribolo (Acer monspessulanum), le berrette del prete (Evonimus europea, Evonimus latífolia, Evonimus verrucosa) il ginepro (Juniperus communis) ciliegio canino (Prunus mahaleb) formano il piano inferiore o si ritrovano come elementi nelle formazioni aperte.

Nel fondo valle e nei pendii più dolci il bosco di cerro (Quercus cerris) è stato sostituito da colture: foraggiere, medicai e prati pascoli ancora in parte utilizzati; dove c'è stato abbandono specie erbacee come il bromo (Bromus erectus) ed il trifoglio legnoso (Dorycnium pentaphyllum) caratterizzabo il cotico erboso, ed i ginepri (Juniperus communis, Juniperus oxycedrus), il perastro (Pyrus pyaster), il prugnolo (Prunus spinosa), la rosa (Rosa canina), il melo selvatico (Malus sylvetris), il rovo (Rubus ulmifolius) tra le legnose, costituiscono una fitocenosi in successione.

Procedendo in senso longitudinale, direzione SN, sul versante orientale in località Forca di San Sebastiano (1.300 m. s.l.m.) c'è un limite vegetazionale abbastanza netto, qui la faggeta pura cede bruscamente alla cerreta mista con altre specie:

  • - acero opalo (Acer opalus),
  • - acero campestre (Acer campestre),
  • - acero trilobo (Acer monspessulanum),
  • - orniello, (Fraxinus ornus),
  • - carpino nero (Ostrya carpinifolia),

formanti boschi cedui alquanto degradati.

Tutt'altra situazione abbiamo nella media e bassa valle (comuni di Ortona dei Marsi e Pescìna); qui prevalgono le garighe, i pascoli secondari con radi cespugli, i coltivi, gli incolti, i rimboschimenti a conifere ed alcuni lembi di bosco più o meno degradati.

Nei pochi esempi di boschi ceduati lo strato arboreo è caratterizzato dalla presenza della roverella (Quercus pubescens) che qui svolge, in termini di dominanza, le stesse funzioni che il faggio (Fagus sylvatica) e il cerro (Quercus cerris) svolgevano nell' alta valle.

La roverella (Quercus pubescens) è l'unica a resistere in condizioni di scarsa piovosità, elevate temperature e rocciosità superficiale.

Insieme alla roverella (Quercus pubescens) si ritrovano ben consociate altre specie tipiche appartenenti alle fitocenosi dei boschi termofili assimilabili all'Ostrio-Ornieto:

  • - carpino nero (Ostrya carpinifolia),
  • - orniello (Fraxinus ornus),
  • - acero trilobo (Acer monspessulanum),
  • - sorbo domestico, (Sorbus domestica).

Con esse una fascia di sottobosco (loc. Selva di Sant' Antonio - San Francesco, Canalone di Carrito) ad arbusti sempre verdi:

  • - bosso (Buxus sempervirens),
  • - asparago (Asparagus acutifolius),
  • - pungitopo (Ruscus aculeatus),
  • - ginepro rosso (Juniperus oxycedrus) che, invece, denotano una fase degradata e regredita di una foresta extrazonale a sclerofille sempreverdi influenzata dalla antica presenza del lago del Fucino.

In situazioni ad elevata pendenza ed a rocciosità eccessiva prevalgono radi cespugli, associazioni vegetali denominate "garighe", tipici delle regioni a clima sub - mediterraneo che mostrano una termo-xerofilia e che sicuramente ricadono dal punto di vista dinamico nei querceti sempreverdi e nei boschi di caducifoglie termofile (Cytisus sessilifolius, Cytisus spinescens, Lonicera etrusca, Rhamnus saxatilìs, Colutea arborescens).

Spesso alle garighe citate e sulle rupi si sostituiscono quelle a suffruticose aromatiche che riescono a tappezzare le zone più impervie:

  • - santoreggia (Satureya montana),
  • - siderite (Syderitis siryaca o italica),
  • - issopo (Hissopus officinafs),
  • - marrubio (Marrobium album),
  • - artemisia (Artemisia alba),
  • - elicrisio ( ? )
  • - ? (Plantago cinops).
  • - salvione giallo (Phlomis fruticosa)

Ultimo aspetto vegetazionale da ricordare, ma non meno importante, è la fitocenosi ripariale limitata all'asta del fiume Giovenco, che collega il bosco di faggio e di cerro e quindi la parte alta della valle con i cespuglieti, le garighe ed i boschi a roverella della bassa valle.

La nota dominante è l'associazione a salice bianco (Salix alba), pioppo nero (Populus nigra), salice rosso (Salix purpurea) a cui vanno aggiunte nella parte alta del fiume rari esemplari di pioppo tremulo (Populus tremula), salice da vimini (Salix viminalis) e le specie tipiche delle associazioni dell'alta valle­:

 

  • faggio (Fagus sylvatica), specie dominante della faggeta;
  • acero di monte (Acer pseudoplatanus), specie rara associata al faggio;
  • sorbo farinaccio (Sorbus aria), specie rara associata al faggio;
  • sorbo degli uccellatori (Sorbus aucuparia) specie rara associata al faggio
  • tasso ( Taxus baccata), specie rara associata al faggio;
  • agrifoglio (Ilex aquifolium), specie rara associata al faggio;
  • cerro ( Quercus cerris), specie dominante della cerreta;
  • acero opalo (Acer opalus) specie associata al cerro;
  • acero campestre (Acer campestre);
  • carpino nero (Ostrya carpinifolia);
  • perastro (Pyrus pyaster);
  • rosa (Rosa canina);
  • maggiociondolo (Laburnum anagyroides);
  • nocciolo (Corylus avellana);
  • biancospino (Crataegus oxyacantha);
  • viburno (Viburnum lantana);
  • lonicera alpina ( Lonicera alpigena);
  • prugnolo (Prunus spinosa);
  • corniolo (Cornus mas);
  • sanguinello (Cornus sanguinea);
  • salicone (Salix caprea), negli ambienti più umidi.

Nella media e bassa valle si ritrovano:

  • pioppo bianco (Populus alba) raro;
  • olmo campetre (Ulmus minor);
  • sambuco nero (Sambucus nigra);
  • ciliegio (Prunus avium);
  • nocciolo (Corylus avellana);
  • frassino orniello (Fraxinus ornus);
  • frassino maggiore (Fraxinus excelsior);
  • carpino bianco (Carpinus betulus) raro;
  • tiglio (Tilia cordata).

Essenze spiccatamente igrofile che costeggiano l'alveo del fiume

  • salice bianco (Salix alba), specie caratterizzante la vegetazione ripariale;
  • salice rosso (Salix purpurea), specie caratterizzante la vegetazione ripariale e dei fossati;
  • pioppo nero (Populus nigra) specie caratterizzante la vegetazione ripariale;
  • pioppo tremulo (Populus tremula), specie che forma popolamenti puri;
  • tifa (Tipha latifolia) specie caratteristica di ambienti con acque ferme;
  • cannuccia palustre (Phragmites palustris) specie delle arre sorgentizie e sortumose;
  • equiseto (Equisetum telmateya) specie erbacea caratterizzante la vegetazione ripariale;

Una specifica popolazione di acque lentiche si è insediata nel complesso del piccolo laghetto, delle briglie e dei vasconi realizzati per regimentare le acque a monte dell'abitato di Pescina, all'interno  della piccola gola.

Endemismi e raritÓ

Si ritiene opportuno riportare alcune specie erbaceo-suffrutici interessanti che tipicizzano alcuni ambienti o che da sole danno il nome alla fitocenosi d'appartenenza o che si ritrovano in questo territorio come rare o poco comuni o endemiche oppure che raggiungono qui il limite del proprio areale di distribuzione.

1) Un " Biotopo" molto particolare è quello della piccola "gola rupestre" prima dell'abitato di Pescina dominata dai ruderi dell'antica torre e dai resti della casa del cardinale Mazzarino, alla confluenza del fiume con il vallone Rio di S. Nunzio, dove è presente una cenosi del tutto peculiare, caratterizzata da piante rupicole e di conoide, riscontrabili solo in questo piccolo areale come:

  • croco giallo o autunnale ( Stembergya lutea), presente con piccole colonie abbarbicata alle formazioni carsiche della falesia e ai ghiaioni della gola;
  • efedra (Hephedra nebrodensis) piccolo arbusto 20 - 100 cm di aspetto ginestroide con fusti esili molto ramificati e articolati in nodi ed internodi, cresce sui pendii rupestri  e sullo sfasciume della gola.
    La stazione di Pescina, segnalata da Gussone nel 1826 (loc. "Collecchio"), è una delle poche stazioni presenti in Abruzzo.
    La specie è un relitto dell'era terziaria e segna il passaggio nell'evoluzione vegetale tra le gìmnosperme e le angiosperme; la si ritrova insieme alla precedenti con altre specie caratteristiche della gariga rupicola nella gola di Pescina.
  • lino (Linum usitatissimum) presente in piccole chiazze nella gola ai margini della carrozzabile,di Pescina.
  • vescicaria (Colutea arborescens) presente in pochissimi esemplari tappezza vaste aree della valle con splendide fioriture primaverili di un bel viola;
  • issopo (Hissopus officinafs), in fodo ai conoidi di deiezione.

2) Il Sito di.Interesse Comunitario. per quest'area è stato istituito un S.I.C. nel contesto della Rete "Natura 2000" dell'U.E..

  • salvione giallo (Phlomis fruticosa) piccolo arbusto di 50 - 100 cm con fusti eretti ricoperti di peluria giallastra con foglie tomentose, fiorìsce da maggio a giugno; è un elemento xerofito caratteristico di una associazione (gariga) facente parte di una macchia degradata; i popolamenti della Marsica (Pescina loc. "Collecchio", Collarmele, Avezzano) costituiscono dei relitti di una vegetazione mediterranea a carattere extrazonale favorita dall'antica presenza del lago del Fucino;
  • salvione rosa (Phlomis herba venti) specie consociata alla precedente;
  • giaggiolo marsicano (Iris marsica) sicuramente l'endemismo più rappresentativo
  • agrostemma o gittaione (Agrostemma githago)
  • minuartia (Minuartia tricocalicina) piccolo suffrutice di 8 - 20 cm con fusti striscianti e rami eretti è tipico dei pendii aridi ed argillosi; endemismo abruzzese che a monte di Pescina fino a Cesoli, si trova a vegetare in una delle poche stazioni conosciute;
  • Biarum tenuifolium geofita dei pascoli aridi; in Abruzzo è al limite settentrionale del suo areale italiano.
  • leccio (Quecus ilex), unico esemplare sotto l'abitato di Bisegna, specie dominante  nella Lecceta, di cui residua in ambito fucense il bosco di Casali d'Aschi denominato " Lecine".
  • ginepro rosso (Juniperus oxycedrus); ambienti degradati in abbandono;

 

Aspetti agronomici

Nei coltivi, che occupano i suoli monosuperficiali e le pendenze meno accentuate, predominano piccoli impianti di melo, pero , in fase di abbandono mandorlo e vite (sporadica), frumento tenero "solina", qualche raro appezzamento di mais, foraggiere mellifere (erba medica e lupinella), leguminose per l'alimentazione umana come ceci, fagioli e qualche appezzamento di cicerchie.

In località "Collecchio" è presente l'unico esemplare di olivo ripollonato, scampato alla disastrosa gelata del 1985, mentre a ridosso del casello autostradale di Pescina resistono alcune piante coltivate e, nella piana di  Aschi sono stati reimpiantati di recente alcune centinaia di esemplari di leccino e pendolino.